Novelli Michele

Profilo

Salesiano dalla prima ora (dall’Aspirantato degli anni ’50) anni in cui il Teatro era sommamente in auge, potendone attingere la linfa vitale che rimane radicata nell’essenza stessa della salesianità. Laureato in Sociologia presso la Sapienza di Roma con la tesi: “Il Teatro come fattore di formazione giovanile nella esperienza pedagogica di Don Giovanni Bosco”, relatore il Prof. Federco Doglio.
Ha vissuto esperienze di Teatro Educativo, prima con la Compagnia “Allegra Brigata”, in Roma; poi con la “Carovana di Onitsha” con 50 giovani provenienti da varie città della costa Adriatica. A Macerata, presso i Licei Salesiani, ha coinvolto l’intera scuola nella rappresentazione di musical di larga fama: “Caino e Abele”; “Joseph and amazing technicolor dream coat”; “Il Re Leone”; “Godspell”. Nell’ambito del Progetto “Teatro e Scuola” ha proposto spettacoli tematici come “Amerindia” (i problemi circa la scoperta dell’America); “Eur-Hope” (sulle radici cristiane dell’Europa). Circa le pubblicazioni sul teatro educativo salesiano, sono da ricordare una ventina di inserti del Bollettino salesiano (di cui fanno parte quelli pubblicati di seguito). Nel tempo ha continuato a raccogliere materiali teatrali e musicali della tradizione salesiana, perloppiù abbandonati e a rischio di distruzione, facendone una biblioteca catalogata e man mano digitalizzata. Da questo patrimonio storico ha avuto origine il presente sito che si prefigge di tramandare e mettere a disposizione di tutti la ricchezza di 150 anni di Teatro Salesiano.

Ci vuole un progetto

Don Bosco era certo che un teatro fatto per passare il tempo non era educativo e non gli interessava. Per lui era quasi un sacramento, doveva avere dei contenuti validi proprio a livello educativo, doveva essere \"morale\", doveva avere un progetto con una precisa caratteristica: educativo, appunto.
1. Un teatro contenutistico
2. Un teatrino morale
3. Un quadro progettuale

Un teatro educativo

Per don Bosco non esisteva un \"teatro per il teatro\": o era educativo no \"non era\"! I riflettori erano puntati sui giovani o giovanissimi attori; insomma non si recitava tanto \"per il pubblico\" quanto piuttosto per gli stessi attori, per la loro formazione. Ecco perché risultava indispensabile la presenza dell\'educatore.
1. I giovani al centro
2. Teatro fatto per i giovani
3. Giovani per i giovani

Teatro come gioco liberatorio

La spinta popolare che ha dato tonalità a tutta la sua opera, la scelta dei ceti sociali infimi come referenti della sua missione, hanno indotto Don Bosco a essere conseguente anche in campo teatrale.
1. Un teatro semplice
2. Un teatro povero
3. Un teatro creativo

C\\\\\\\'è bisogno di un educatore

\"Da vari anni Don Bosco non era più contento del teatro come si faceva: le commedie erano grandiose, i vestiti dispendiosi, senza diretto scopo morale, con cena dei comici dopo il teatro che produceva vari disordini...L\'origine di questi disordini per la casa di Torino si credè prodotto dalla mancanza di un Capo che la facesse proprio da capo\" (Cronichetta di don Barberis, C.I., pafff 42-44)
1. L\'educatore
2. Il suo ruolo

Teatro espressione di una comunità

Non esisteva per Don Bosco, il teatro per pochi addetti ai lavori, per privilegiati, per \"impallinati\": il \"teatrino\" è funzionale alla Comunità Educativa in cui sono inseriti i giovani che recitano. Il respiro comunitario induce chi recita a farlo non per sé, ma per creare un ambiente di famiglia.
1. Pedagogia della gioia
2. Protagonisti di festa
3. Il teatro costruisce la comunità

Teatro nella scuola tra cultura ed espressione

\"L\'ottimo è nemico del bene\", soleva ripetere don Bosco. Così finiva per tollerare, quando personalmente non poteva più controllarli, allestimenti teatrali che esulavano dalla prospettiva educativa di quel \"Teatrino\" come lui aveva \"inventato\" e realizzato nei primi anni dell\'Oratorio.
1. Sul sistema metrico decimale
2. Scuola e stile drammaturgico
3. A fine anno