D.P. Boy

Titolo dello spettacolo

D.P. Boy

Autore

Paolo Lodigiani - Musica di Stefano Previsti (continua nel file: L’Opera pop)

Tipologia

Opera pop - mistica, pessimistica, rabbiosamente sentimentale.

Trama

Freddy Bear è un impiegato scapolo, non più giovane, che ha conosciuto l'orrore della solitudine. Ma le cose sono cambiate da quando nella sua vita è entrata Honey, un vecchio computer Honeywell che Freddy ha raccolto tra i rifiuti, ha rimesso a posto ed a cui ha insegnato tutto quanto di buono c'è al mondo, e solo quello.
Freddy e Honey trascorrono molte ore chiacchierando e sono felici; ma una sera Honey chiede a Freddy il significato della parola «male», che un giorno ha captato, ma non capisce. Freddy non vorrebbe rispondere, e Honey è rattristata, piange. Freddy la consola, le asciuga le lacrime, l'accarezza, la stringe e per la prima volta, la ama fino in fondo.
Nove mesi dopo Honey giace con uno squarcio sul fianco: è morta generando D.P. Boy (Data Processing Boy), un adolescente perfetto, che non beve, non mangia, e il cui corpo non conosce bisogni. E' nato appena e già gira per il mondo, predicando la bontà e la giustizia… (continua nel file: L’Opera pop)

Personaggi

FREDDY BEAR, il padre.
HONEY COMPUTER HONEYWELL, la madre.
NARRATORE.
EVIL FRIEND, l' amico cattivo.
D.P. BOY, (DATA PROCESSING BOY), il ragazzo.
MOSÈ.
GIOBBE.
MARIA.
GESÙ.
E inoltre, CORO DI GENTE E CORO DI SANTI.

Target

Giovani / Adulti

Valori educativi

Opera «mistica pessimistica rabbiosamente sentimentale» è il sottotitolo di D.P. Boy . Opera «mistica»: a noi sembra incontestabile l'afflato religioso della «vicenda» o metafora, che dir si voglia; il desiderio tutto religioso di venire a capo del mistero di una civiltà che sfrutta, corrode e poi emargina e condanna spietatamente, ignorando le esigenze più elementari della pietas. Così ci sembra altrettanto religioso, pregno di benevolenza e d’amore l'augurio fatto alla fine a D.P. Boy affinché abbia a ritrovare se stesso e la pace.
Quanto al pessimismo, l'opera ne è certamente intrisa. Ma si tratta, ci pare, del medesimo pessimismo di Qohélet, dell'Ecclesiaste, che si rattrista e piange alla vista del male che opprime il mondo (cfr. Eccl., VIII, 9-11).
Il «rabbiosamente sentimentale», infine, non può voler dire che il «sentimento di rabbia» che provano i giusti - come Qohélet - nel veder differito quel che dovrebbe essere il pronto castigo dei malvagi (cfr. Eccl., loc c.it.). (continua nel file: L’Opera pop)