Primavera Fiorentina

Titolo dello spettacolo

Primavera Fiorentina

Autore

Maddalena Pinnacoli, Costantino Palmerini e gli alunni della Scuola Media Statale di Verdello

Tipologia

Libera ricostruzione storica in un atto

Trama

M. Pinnacoli e C. Palmerini hanno guidato con viva sensibilità di docenti e di umanisti i loro alunni in una ricerca letteraria, storica, ambientale, artistica, che è difficile catalogare in una sola materia tanto è riuscita a distaccarsi dai limiti del nozionismo per aderire alla vita. Quest'esperienza è riproponibile alla scuola. In mano ad altri ragazzi, il medesimo testo potrà subire verifiche e integrazioni, riproporsi quindi come espressione attiva di gruppo. “Qualche infedeltà” storica ha una propria giustificazione nella necessita di condensare in luogo e tempo unitari taluni avvenimenti distanti tra loro. Ciò comunque non disturba la fantasia poetica dei giovani, offre un nuovo elemento di ricerca, abitua a un gioco di analisi e di sintesi. Non esperienza conclusa, dunque, ma proposta di ulteriore attivismo è questo interessante “gioco” drammatico di una dinamica scuola di Bergamo (N.d.r.).

Personaggi

Dante Alighieri
Guido Cavalcanti
Forese Donati
Gianni Alfani
Lapo Gianni
Dino Frescobaldi
Giotto di Bondone
Ciacco
1° Figlio di Magnate
2° Figlio di Magnate
3° Figlio di Magnate
1° Figlio di Povero
2° Figlio di Povero
3° Figlio di Povero
Beatrice
Gemma
Vanna
Lagia
Brunella
Simonetta
Figlia di Povero
FIRENZE – piazza del Bargello - pomeriggio di primavera dell'anno 1277 quando Dante aveva 12 anni

Target

Ragazzi (meglio se di Scuola Media)

Valori educativi

L'entusiasmo degli alunni si è rivelato sin dal primo momento superiore ad ogni aspettativa. Mitizzando spontaneamente l' esperienza che stavano per affrontare, subito si immaginarono imprese quasi eroiche: avrebbero costruito scenari fantastici, cucito costumi sfarzosi, declamazioni altisonanti, commosso tutti. La realtà era un po' diversa, eppure, nonostante lo sforzo critico al quale li si costringeva discutendo preventivamente tutto, in ordine alla coerenza delle varie fasi del dramma e della psicologia dei personaggi, alla verità storica dei fatti, delle scene e dei costumi e nonostante che di tanto in tanto certi ostacoli apparissero loro improvvisamente insormontabili, questo slancio iniziale non si esaurì mai e crebbe sempre più, man mano l'emozionante avventura si avvicinava a quella che avrebbe dovuto essere l'apoteosi.
Quale fu dunque l'apporto attivo loro? In primo luogo la discussione e la ricerca su tutto, dai particolari e dai dettagli costruttivi dello scenario alle linee d'impostazione di tutto il lavoro. Doveva essere un Dante iconografico quale lo rappresentano i contemporanei, già togato e magnifico, oppure un Dantino che rivela in sé i primi germi della coscienza sofferta dei problemi del proprio mondo, che già è innamorato della musica delle parole e tuttavia, fanciullo tra i fanciulli, gioisce e soffre non diversamente da loro? L'amore della verità prevalse negli stessi ragazzi e la scelta cadde sul secondo.
Occorrevano scenari spaziosi, con ricchezza di materiale, oppure bastava semplicemente un segno, un'idea simbolica (il pozzo dugentesco con la panchina) a ricreare figurativamente un'atmosfera? Dopo le prime tentazioni, il secondo modo convinse di più (e anche questo è forse segno che i giovani hanno a volte più gusto e meno amore di magniloquenza degli anziani). Poi, come approfondendo la discussione già iniziata, man mano le prime prove mettevano in luce la debolezza o i pregi da sviluppare di questa o quella parte dei dialoghi, i caratteri dei personaggi si venivano affinando e precisando con il taglio e la correzione continua del testo. Il mondo recitativo dell'alunno fungeva non di rado da indicazione e suggerimento a noi per le correzioni. Spesso si aveva l'impressione che il ragazzo sentisse il “suo” personaggio più interessante o in modo più ricco degli stessi autori del lavoro: l'aggiunta, il taglio erano allora spontanei.
Infine: la collaborazione preziosa dei colleghi di educazione artistica, musicale, di applicazioni tecniche ha fatto il resto. Ma, al centro erano sempre loro, i ragazzi che eseguivano, incollavano, cucivano, cantavano.
Abbiamo vissuto, noi e loro, un momento importantissimo di scuola attiva; ma (ed è questo che giustifica la felicità del nostro ricordo) scuola spontaneamente attiva. Il programma era modesto e condizionato dal dubbio: saremmo riusciti a scuoterli? Il risultato fu per noi sconcertante: ad un certo punto furono loro a trascinarci. (M. Pinnacoli)