Arrivano i clowns

Titolo dello spettacolo

Arrivano i clowns

Autore

I testi sono stati scelti tra i tanti che abbiamo in repertorio. Sono di Bano, Carlo, Valerio e Pierone. Altri testi sono nati dall'esperienza dei ragazzi di Arese.

Tipologia

Esperienze di clownerie di Arese Teatro di Animazione

Trama

Presentazione degli Autori
È "Lo spettacolo" che esportiamo con maggior facilità, perché si costruisce volta per volta con i ragazzi che sono liberi da impegni. È un incontro spontaneo con pubblici diversi: dal bambino all'anziano, nell'ospedale o in
piazza, in una palestra o in teatro, in una aula scolastica: "La nostra presunzione è quella di permettere a tutti di incontrare la poesia, la maschera, la comicità del clown". Lo spettacolo è un insieme di "gags", nate dal laboratorio teatrale con Bano e Carlo, inventate spesso dagli stessi ragazzi. Improvvisando, imitando i classici del circo, giocando, sono nati momenti di allegria simpatici. Era bello al termine dello spettacolo vedere i bambini imitare quello che facevamo, le sberle, le capriole, i trucchi. Essendo spettacolo con pochissime parole, abbiamo potuto rappresentarlo anche a gruppi di ragazzi stranieri. Essendo immediato, semplice, è facile creare subito, fin dall'inizio un'atmosfera di simpatia, di gioia, che permette un clima di libertà, d'improvvisazione, che non sempre si riesce ad esprimere in parole. Innumerevoli sono state le rappresentazioni, negli ambienti più disparati: da Piazza S. Marco a Venezia, a Piazza Duomo a Milano, nei ristoranti, in paesini di montagna e in discoteche di città. Vi diamo solo un saggio di quello che abbiamo rappresentato sulla piazza della chiesa, ad Arese, durante una serie di rappresentazioni organizzate dal Comune.

L'ENTRATA - Marcia militare, foto di gruppo. È la sigla dei "Barabba's clowns" con la quale si apre e si chiude lo spettacolo.
CIAPA - CIAPA - Escono i clowns, ne rimangono due, che fintano un duello western basato sulle "sberle".
PAVAROSSI SHOW - Esibizione canora alla "Pavarotti": il canto della “Donna è mobile” mimato.
LO SPAVENTAPASSERI - La classica gag della statua movente, trasformata questa volta in "spaventapasseri movente".
L'INCONTRO - Un appuntamento al Parco.
IL MANGIAFUOCO - Esibizione che conclude la prima parte dello spettacolo.
INTERVALLO - Si spiegano alcuni trucchi clown: la sberla, il calcio in avanti e... dietro, le cadute dalla sedia, "il taxi clown", il mangiafuoco, si trucca qualcuno del pubblico.
IL MORTO - Una gag riuscitissima che piace sempre a tutti: quella del finto morto!
LA RAPINA. Una rapina al parco con finale a sorpresa.
KARATÈ - L'incontro di Karatè tra il "duro" e I’Augusto di turno.
UNA PARTITAAGOLF - Naturalmente "mimo" e "rumori".
LA MANO RIBELLE - Un assolo sulla mano che si ribella all'uomo.
IL CONCERTO DI VIOLINO - Concerto a base di ... banane
LE BARBIER DE PARIS - Farsa finale con schiuma e rasoi giganteschi.
CHIUSURA - Tutti in parata per la "foto di gruppo".

Naturalmente si hanno pronte tante piccole "gags" velocissime come "passaggio" da un numero all'altro (dalla "mucca svizzera" al "sollevamento pesi" al "furto di cavalli" a "Summertime"...) ed altre che possono allungare lo spettacolo. Una nota importante: tocca alla "regia" accorgersi se il pubblico segue, se alternare i numeri in modo diverso, accorciare o allungare in base alle reazioni che si hanno. Ad esempio, noi abbiamo sempre pronte "Le piramidi", alcuni esercizi ginnici, che possono sempre piacere. Importante è l'affiatamento dei clowns con il regista e tra di loro: superando contrasti, "offese" (perché a lui e non a me, io non ho la parte più bella ...)
piccole incomprensioni. Cosi hanno scritto Bano e Carlo del nostro laboratorio clown.

Personaggi

Bianco
Direttore
Augusto
Cliente
Clown A
Clown B
Clown C
Vigile
Statua
Padre
Figlio

Target

Giovani

Valori educativi

Imparare a fare il clown è molto divertente: ci siamo fatti delle gran risate; ma a volte è anche molto faticoso. Il motivo è uno solo: l' incredibile vitalità ed irrequietezza dei presenti. Certe sere, in palestra, ci sembrava di essere in una specie di tourbillon, e di dover leggere di corsa un canto della Divina Commedia a trenta fuoriusciti del Purgatorio che non volevano rientrare: è chiaro che non si può pretendere la disciplina assoluta: d'altra parte, una certa disciplina ed attenzione è la sola cosa che crediamo d'avergli insegnato. Loro, clown lo sono già, devono solo imparare a capirlo e a non gettare via tutto ciò che fanno, perché è buono. Con i ragazzi si impara ad essere aperti nel lavoro e ad osservare, perché bisogna essere pronti a (quasi) tutto: se gli dici di provare un salto, è molto facile che tutti contemporaneamente cerchino di farlo o che si formi una fila d'attesa di gente che discute e commenta animatamente, mentre uno di loro va ad incastrarsi con la testa nel materasso. Comunque sia, crediamo che veramente il "linguaggio" del clown lo comprendano profondamente, ed a volte restiamo stupiti della naturalezza e dei modi veramente personali (diversi l'uno dall'altro) che hanno tutti, anche quelli apparentemente più impacciati. E poi, anche se è faticoso a volte tenere la rotta per evitare che si disperda tutto il lavoro, e che ognuno faccia quel che gli passa per la testa, ogni volta c'è veramente qualche trovata, qualche novità da scoprire, che fa sopportare anche la fatica (sprecata magari a fargli fare quello che già sanno fare senza sforzo). Una sera provammo dei numeri per uno spettacolo a Venezia, ed essendo un pò a corto di idee ... il Carlo ha proposto loro di fare una sfilata di soldati comandati da un capitano cattivo. La cosa in sé non è niente di trascendentale: in compenso, a guardarli dal primo all'ultimo c'era da morir
dal ridere. Anzi non si riusciva bene a vedere tutto quello che inventavano. Un pezzo solo: all'ordine di “Fiancodestr” gridato dal comandante, i soldati si girano ognuno da una parte diversa dall'altro, si guardano, si rigirano, provano in un'altra direzione, parlano fra loro cercando di convincersi l'un l'altro che la propria parte è quella giusta, mentre il comandante, sempre più inviperito, tenta inutilmente di ristabilire l'ordine e un soldato, in fondo alla fila, continua a girare su se stesso. Non l'abbiamo più rivisto fare così bene.
Possiamo dire che già questo per noi è stato importante: avergli fornito un altro codice di linguaggio, di comunicazione, e, possiamo dirlo, questa nuova lingua è la loro lingua.