Sogno (il) dello zio

Titolo dello spettacolo

Sogno (il) dello zio

Autore

Fedor Dostoevskij Riduzione e messa in scena di Luigi Melesi

Tipologia

Teatro scuola

Trama

Il lungo racconto dal titolo «IL SOGNO DELLO ZIO», fu scritto nel 1858, l'anno dopo la sua liberazione dal carcere siberiano. Dostoevskij si era proposto, in un primo tempo, di scrivere un'opera teatrale. Vi dominano infatti i dialoghi, i trucchi, i movimenti. Le descrizioni sono stringate ed essenziali come didascalie di regia. Tutto l'impianto rispecchia quello delle commedie popolari, fatte di gags, canzoni e filastrocche. Nelle memorie scritte dalla moglie si legge che Dostoevskij amava molto recitare la parte di questo vecchio zio che si trucca per apparire giovane; ripeteva a memoria le sue battute, e imitava le comiche movenze del principe K., che riteneva l'unica figura vera del racconto. Forse perché è una parte che tutti abbiamo recitato, o reciteremo, almeno in qualche occasione, trasformandoci in grottesche marionette, in meccanici manichini laccati di fresco, o «nell'astuccio dell'uomo», come ebbe a dire Chmeliòv che ne fu insuperabile interprete al Teatro d'Arte di Mosca.
Ho cercato una riduzione teatrale italiana senza trovarla, pur ricordando di averne sentita una per radio qualche tempo fa. Questa, ridotta anche per motivi di spazio, termina con la fuga dello zio e lo svanire del suo sogno. E' tralasciato il finale del racconto, che d'improvviso passa dal genere grottesco a quello melodrammatico, tutto incentrato su Zina e sul suo amore morente. Le possibilità di messa in scena di questo lavoro sono molte. E' pensabile anche in chiave clownesca.

Personaggi

Marja Aleksandrovna Moskaleva, è certamente la prima signora di Mordàsov, e su questo non ci può essere dubbio. Si comporta come se non avesse bisogno di nessuno e invece tutti avessero bisogno di lei. Nessuno le vuol bene, moltissimi la odiano, tutti la temono. E questo le va bene. Una maestosa signora... ma la prima pettegola del mondo.
Zinaida Afanasjevna, detta Zina, l'unica figlia di Marja Aleksandrovna. E' una bellezza indiscutibile. Ben educata. Ha 23 anni. Non ancora sposata. Innamorata di un maestrucolo del distretto, ammalato e... morente. E' vestita di un abito semplice. Il bianco le si confà in modo straordinario... Sa essere fredda e noncurante, timida... eroica.
Pavel Aleksandrovic Mozghljakov, giovane, belloccio, elegantone. Chiacchierone, con certe idee moderne. E' vestito con distinzione. Ha la testa un po' vuota per Zina, da lui corteggiata. Si pavoneggia. Ha venticinque anni circa.
Nastasja Petrovna Zjablova, lontana parente di Marja Aleksandrovna. E' vedova. Bruna, con un colorito fresco, due occhi vivaci. E' carina. D'indole allegra e ridanciana. Furba, pettegola la sua parte... Indipendente, e vorrebbe rimaritarsi.
Lo zio , il principe K., non lo prendereste per un vecchio... ma guardandolo da vicino viene di pensare che da un momento all'altro possa stramazzare giù, tanto è decrepito o, meglio, logoro. Una specie di cadavere montato su molle. Una mummia camuffata da giovane: parrucca, fedine, baffi, pizzo alla spagnola. Viso imbiancato, imbellettato... Veste alla moda. Un figurino! Guanti, cravatta, panciotto. Zoppica ma... alla moda. Ha nell'occhio la caramella... nello stesso occhio di vetro. E' tutto profumato. Parlando strascica certe parole. Un vecchietto sclerotico vestito da giovanotto...
Sofja Petroyna Farpuchina, solo moralmente rassomiglia ad una gazza. Una piccola signora, cinquantenne, con occhi penetranti, viso lentigginoso. Indossa un vestito di seta scuro. Pettegola, vendicativa, perfida. E' la moglie di un colonnello a riposo.
Anna Nikolajevna, una signora piccola, bellina, con vestito variopinto, lussuoso...
Natalia Dmitrievna, una signora di dimensioni colossali. Rassomiglia ad un granatiere. Porta un cappello rosa, oltremodo piccino.
Athanase Afanasij Matveic, marito di Màrja. Di non comune imponenza, spe-cialmente ai pranzi. Sempre con cravatta bianca. Ha tutta l'aria di uno spaventa-passeri.
Felsata Miciiajlovna, impertinente e con uno sguardo pieno di perfidia. Gentilissima, ma solo esteriormente

Target

Adulti e giovani

Valori educativi

Gli spunti educativi più attuali di questa «Fantasia teatrale» riguardano la persona, gli ideali, i rapporti, i condizionamenti sociali. La persona, uomo o donna, chi vuole essere? chi vuole sembrare? come appare agli altri? chi è, in realtà? Ci troviamo di fronte ad una serie di problemi fondamentali dell'uomo: che cos'è l'io? qual è la natura degli atti che danno l'illusione di essere? che cos'è la spontaneità? fin dove la persona è libera? Gli ideali possono anche essere chiamati «sogni». Anche chi vive molto di fantasia sente la nostalgia della realtà, cioè della verità. Il sogno è spesso verità, ma potrebbe essere anche una menzogna. Capita a tutti di invaghirsi di un sogno, di una idea, di una convinzione, di una persona... Si cerca di raggiungere questo ideale... Ma se questo fosse una magia, una menzogna, soltanto un sogno? Nel dubbio, non inventate una nuova fantasia, una nuova menzogna, magari più grande della prima, per risolvere il primo dubbio. I rapporti inter-personali. Nella commedia la dinamica di un gruppo umano e le sue leggi sono presentate in negativo. A noi ritrovarne il positivo nei suoi aspetti e valori. I condizionamenti sociali, certi almeno, potrebbero spingerci alla rinuncia della nostra personalità per diventare più o meno quel personaggio che gli altri vogliono da noi. Si deve resistere a certi condizionamenti che ci spingono a perdere ogni vera individualità e autentica spontaneità... possibilmente senza diventare nevrotici.