Marco Bongioanni: una vita per il teatro educativo salesianio

Cominciamo la pubblicazione di una serie di studi sul teatro educativo salesiano scritti da Marco Bongioani (salesiano). Le opere che pubblicheremo sono testi non più in catalogo, praticamente "introvabili", ma sono da ritenere testi "fondativi", essenziali del teatro educativo salesiano.

Don Marco Bongioanni, piemontese di Mondovì (Cuneo), nacque a Racconigi, dove frequentava la scuola elementare, che l'immagine paterna di Don Bosco lo affascinò e lo legò a sé. Vicino a casa sua un antico alunno di Valdocco gestiva il piccolo negozio di sale e tabacchi del paese. Un giorno Marco, entrato nella botteguccia, fu colpito da un quadro a muro che incorniciava l'immagine di uno sconosciuto prete. "Chi è quel prete?", domandò Marco. "È mio padre. Don Bosco", rispose il vecchio. "Un prete, vostro padre?" obbiettò il ragazzo. "Sì, Don Bosco è mio papà". E l'anziano spiegò al fanciullo. "È mio padre perché Don Bosco mi ha tratto fuori dall'abbandono, dalla fame, mi ha dato un mestiere, mi ha insegnato musica e in guerra mi sono salvato perché ero il trombettiere del Reggimento, mi diede una casa e perfino da buon papà, mi ha fatto trovare mia moglie". Questo episodio segnò la vita di Don Marco. I primi giorni dell'ottobre 1934 entra nell'Aspirantato Missionario di Bagnolo Piemonte (Cuneo).

Per la sua passione verso le materie letterarie ben presto si distinse nelle composizioni d'italiano con precoci commedie. Sulla scena rivestiva la parola col gesto dell'attore affermato e riusciva a trasformare la realtà con i mezzi poveri del teatrino salesiano. Nel 1945 è inviato a Roma per frequentare lo studio della Teologia nell'Università Gregoriana. Così scrive di quel periodo: "Nell'immediato dopoguerra, lasciando Foglizzo per Roma, pensai che fosse giunta l'ora di dar definitivo addio alle scene. Puntualmente le scene sono sempre state ad attendermi ogni volta che ho creduto di sbarazzarmene". Erano gli anni in cui il teatrino del Sacro Cuore diventava nel periodo di carnevale o di altre circostanze la sala di attrazione per il mondo ecclesiastico e religioso dl Roma, una platea studentesca di varie nazionalità e colore e il fior fiore dei professori della "Gregoriana".

La personalità di Don Marco era complessa: l'impeto del suo carattere, l'ironia intellettuale e sovente giocosa attorno all'ambiguità delle cose, lo sdegno per l'avvilimento della verità a puro compromesso lo rendevano intransigente. Aveva i limiti dell'estrosità dell'artista, l'impazienza del compositore a lavorare in ambienti talvolta gretti, il temperamento di fuoco. Ci ha lasciato un foglio che è un'immagine inedita di lui, è una preghiera e porta questa intestazione: "Pensiero da ripensare". Potrebbe essere la preghiera del Clown di oggi, o di quei ragazzi dell’Oratorio
immersi nel grande gioco del Teatro che Don Bosc o volentieri incoraggiava. Dice:

"Grazie, o Padre divino,

per avermi dato e conservato la capacità di stupirmi sempre davanti alle persone,

agli eventi, alle cose che incontro passo dopo passo nel cammino della vita.

Grazie per questa dimensione "infantile",

per la quale mi riscopro bambino

come quando aprivo - tanti decenni or sono -

gli occhi per conoscere per la prima volta il mondo,

uomini e cose da Te creati.

Io penso (oramai sulla soglia dei settant'anni) che questa dimensione segni il persistere di questa mia giovinezza, la giovinezza che tu, o Padre, lietifichi di continuo. Concedimi di chiudere gli occhi con questo stupore per il creato e di aprirli sullo stupore dell'increato, di Te stesso o Dio, quando mi verrai incontro e sarai Amore, e sarai Gesù e Maria, e sarai meraviglia e piena felicità senza fine. Ricordo il tuo Agostino: "Fons vincit sitientem". La sorgente è più ricca della mia sete: perciò io la devo accostare con meraviglia. La meraviglia! Liberiamo la meraviglia, lo stupore per le cose della terra e per le cose del cielo!"... Grazie, o mio Dio! Vedere... Vederci... (14 gennaio 1989)

(Michele Novelli da: Il Bollettino Salesiano 2010 N8