Solaroli: la filodrammatica di Faenza

Chi è la Solaroli

La “Solaroli” era una filodrammatica dell’Opera Salesiana di Faenza intitolata ad un allievo dell’oratorio (Angelo Solaroli) molto impegnato nell’attività teatrale e morto nel 1945. In questo primo testo si descrivono le origini della filodrammatica e si traccia il profilo di Angelo Solaroli.

Solaroli: le radici

La filodrammatica dell’Opera Salesiana di Faenza è probabilmente, dopo quelle del Piemonte, una delle filodrammatiche più antiche. Don Bosco stesso fu il fondatore dell’Opera Salesiana di Faenza. Il testo racconta le origini, le radici della filodrammatica prima ancora di chiamarsi “Solaroli”.

Solaroli: ricordi dei protagonisti

I protagonisti della Solaroli si raccontano. In particolare le testimonianze di Ercole Solaroli, Ugo Collina, Mario Collina, Lauro Timoncini, Rino Savini, Giuseppe Solaroli, Tommaso Piazza, Franco Bolognesi, Mario Zola.

Solaroli durante la guerra

Gli anni della seconda guerra mondiale e, in particolare, il periodo del passaggio del fronte, segnarono duramente la vita dell’Opera Salesiana di Faenza. Non è dunque fuor di luogo, riservare specifica attenzione alle vicende della Filodrammatica dell’Oratorio nel contesto di quei tragici eventi.

Solaroli nel periodo postbellico

L’attività della “Solaroli” nella seconda metà degli anni Quaranta si mantenne intensissima grazie al contributo di un folto gruppo di giovani attori che, con entusiasmo, cominciarono ad affinacare le vecchie glorie. Questo periodo si inaugurò con un evento d’eccezione: un concerto vocale e strumentale che vide come protagonisti, la sera del 31 marzo 1946, tre oratoriani il tenore Lino Bandini, il baritono Giuseppe Ballardini e il maestro Ini Savini.

Solaroli: i personaggi

La lunga storia della filodrammatica dell’Oratorio presuppone un’altrettanto lungo elenco di perone che, nel tempo, ne hanno fatto parte (seppur con diverso impegno e a diverso titolo). Questo elenco è, ormai, solo nella mente di Dio. Non ci è dato, di poterlo compilare,. Ovviamente, degli attori più vicini a noi nel tempo è ancor vivo, o più agevole, il ricordo; di alcuni di costoro desideriamo tracciare qui di seguito, in diversa forma un breve profilo, quale simbolo di una memoria che intende ricordarli tutti indistintamente, accomunandoli (viventi o defunti) in un unico fraterno e conmmoso abbraccio.

Solaroli: la farsa, l’operetta e la banda

Caratteristica del teatro educativo di quel tempo furono maggiormente le operette che spesso si avvalevano dell’ esecuzione dal vivo di un’orchestra o minibanda. Inoltre era d’uso che dopo aver rappresentato un dramma si concludesse con una farsa aggiuntiva in modo da lasciare nello spettatore un ricordo gioioso.

Solaroli: tramonto e rinascita

La filodrammatica si trovava in piena crisi; essa non aveva saputo rinnovarsi adeguandosi ai nuovi gusti del pubblico giustamente sempre più esigente. Sia i testi in lingua prescelti, sia la loro interpretazione, reggevano sempre meno il confronto con ciò che cinema e televisione erano in grado di proporre; per contro, l’impegno richiesto agli attori diveniva sempre più severo e gravoso e, per alcuni insostenibile. La compagnia ormai sopravviveva a se stessa con qualche nostalgico revival e con l’immancabile “Temp ed guëra”...Nel 1988 per la ricorrenza del centenario della morte di don bosco, che coincise con il centenario della costruzione del teatro dei salesiani, l’Opera salesiana portò in scena il dramma sacro ed umano “Io Maddalena” di Mario Zoli exallievo dell’oratorio.